“C’è molta attenzione sull’obesità e sulla sua connessione con COVID-19. È altrettanto importante considerare il gran numero di persone che hanno peggiorato il loro rapporto con il cibo e sono a rischio di disturbi alimentari durante e dopo la pandemia”.

Lo afferma Dianne Neumark-Sztainer professoressa della School of Public Health del Minnesota (Usa) e coordinatrice del progetto EAT (Eating and Activity over Time) uno studio osservazionale su dieta e attività fisica condotto tra 2010 e il 2018. I 720 partecipanti a questo studio sono stati invitati a completare un questionario nel periodo tra aprile e maggio 2020 per verificare l’impatto della pandemia e dei vari lockdown sui disturbi alimentari. Si tratta di uno studio americano che però offre indicazioni significative anche per la realtà europea.

Uno studio sui fattori che hanno inciso sui disturbi alimentari durante la pandemia

Lo studio mira a comprendere le potenziali associazioni tra stress, disagio psicologico, difficoltà economiche e cambiamenti nei comportamenti alimentari durante la pandemia COVID-19 attraverso l’analisi di dati sia qualitativi che quantitativi.

I risultati, pubblicati sull’International Journal of Eating Disorders, hanno evidenziato diverse tendenze che comportano squilibri alimentari di segno opposto, da un lato la tendenza ad un aumento del consumo di cibo, degli spuntini fuori pasto e in generale del cibo come risposta allo stress e all’isolamento sociale, dall’altro la diminuzione dell’appetito o dell’assunzione alimentare legata a condizioni cliniche o anche a difficoltà economiche. Inoltre i ricercatori hanno riscontrato una ricomparsa o un marcato aumento dei sintomi dei disturbi alimentari.

In termini percentuali lo studio ha rilevato nell’8% dei partecipanti comportamenti estremamente malsani per quanto riguarda il controllo del peso e un altro 53% di comportamenti poco sani, inoltre il 14% dei partecipanti all’indagine ha riferito di abbuffate.

I comportanti errati erano significativamente associati a una cattiva gestione dello stress, maggiori sintomi depressivi e difficoltà finanziarie moderate o estreme.

“La maggior parte dei giovani adulti nel nostro studio proviene da contesti etnici/razziali marginali e a basso reddito, che spesso non ricevono i servizi di cui hanno bisogno. Per garantire che le disuguaglianze sanitarie non aumentino, dobbiamo soddisfare i bisogni di queste popolazioni”, ha precisato Melissa Simone del Department of Psychiatry & Behavioral Sciences, University of Minnesota Medical School, Minneapolis (Usa). Le conseguenze economiche della pandemia COVID-19 – ha aggiunto Simone – probabilmente persisteranno per molto tempo. Poiché i nostri risultati suggeriscono che difficoltà finanziarie moderate o gravi possono essere collegate a comportamenti alimentari disordinati, è essenziale programmare interventi preventivi sui disturbi alimentari.”

Fonte : medicoepaziente

COVID 19 e cibo : pandemia e disturbi alimentari

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