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In Italia un paziente su due utilizza inibitori di pompa protonica (Ppi) contro il bruciore di stomaco senza averne bisogno. È questo il dato principale che emerge dal position paper che l’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (Aigo) con la Società Italiana di Farmacologia e la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, presentato a Napoli nel corso del 22esimo Congresso delle malattie digestive appnea conclusosi a Napoli. Secondo i dati elaborati da Aigo su fonte Aifa i Ppi sono prescritti a 2.772.873 persone. Il loro consumo è in progressivo aumento: il numero medio di dosi di farmaco consumate giornalmente da 1000 abitanti, è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni, passando da 35,4 nel 2005 a 84,8 nel 2013. La percentuale di pazienti curati in maniera inappropriata è cresciuta del 5,5% rispetto ai dati precedenti. Il maggior numero di casi è stato rilevato al Sud (50,9%), seguito dal Nord (46,5%) e dal Centro (38,3%), e nelle classi di età più giovani (72,3%) nella fascia di età inferiore o uguale a 45 anni, 57,7% tra 46 e 65 anni, 35,1% tra 66 e 75 anni, 27,6% nella fascia di età superiore a 75 anni). L’uso inappropriato di questi farmaci è più frequente nei pazienti nuovi al trattamento (66,5% rispetto al 34,1% dei pazienti già in trattamento) e nei pazienti senza pregresso ricovero (48,1% rispetto al 39,0% dei pazienti con pregresso ricovero). Lo studio non ha invece rilevato differenze tra il genere maschile e quello femminile (46,7% vs 46,3%). Ma anche in fatto di spesa sanitaria non ci sono dati rassicuranti. Secondo i dati elaborati dall’Aigo, l’ampio consumo di questi farmaci ha comportato una notevole spesa per il Servizio Sanitario Nazionale, pari nel 2013 a 878.000.000 di euro. Si tratta di un importo elevato, superiore per esempio a quello sostenuto per i farmaci utilizzati per ridurre il colesterolo e trigliceridi (14,2 euro/procapite). Due di questi farmaci, il pantoprazolo e il lansoprazolo, sono le molecole con la più alta spesa pro capite (4,4 euro procapite per entrambi) e rappresentano, da soli, la maggiore incidenza sulla spesa farmaceutica convenzionata dei farmaci apparato gastrointestinale (27%). In particolare il pantoprazolo si colloca al terzo posto tra i primi 30 principi attivi in termini di spesa.
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Antiacidi, allarme dei gastroenterologi: in crescita il consumo inappropriato

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